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domenica 29 dicembre 2013

                                  THE THING
            Ennio Morricone (1982)







Fa impressione parlare della soundtrack di un film che è arcinoto per un qualsiasi appassionato di cinema e di sci-fi. Un film che, tra le altre cose, è lo zenit per quanto riguarda una certa cinematografia (di fantascienza) e una certa tecnica (quella degli SFX, qui portati avanti da un incredibile lavoro di lattice ed effetti animatronici di Rob Bottin). Lascia attoniti  dunque sapere che tale colonna sonora è opera di un inedito Ennio Morricone, qui in una sua rara, ma non unica, incursione nel campo della fantascienza, quasi a sostituzione dello stesso Carpenter che, per questa volta, funge solo da collaboratore e lascia il suo tocco solo in tre brani, tra cui l’intro. Per valore nel campo del genere, il film è secondo solo a SHINING per potenza innovativa nel rappresentare l’orrore, o semplicemente, la paura in agguato. Ogni fotogramma rischia di farci sprofondare in un orrore degli abissi dello spazio sì, ma in una cornice inedita quale è quella dell’Antartico. In questo senso, la prova di Morricone è stata svolta in maniera parallela e complementare alla visione cinematografica, donando un ulteriore aspetto inquietante all’atmosfera del film già di per sé spaventosa  e i climax strumentali creati assurgono al ruolo di ideale commento sonoro di immagini altamente disturbanti. Con quella che col tempo è diventato il main theme dell'opera, ossia "Humanity Pt.2", col suo mantra sostenuto da una sola nota di basso, su cui Morricone ricava un crescendo sostenuto via via dall’aggiunta degli elementi orchestrali (con innesti di synth, cosa rara per il Maestro), fino alle battute finali, dove il tutto è sovrastato da un magniloquente organo che conduce il brano fino al termine. Altri momenti sono decisamente contorti e descrittivi di un qualcosa dalla forma oscena che sta mutando: è il caso di "Contamination", traccia che mostra un Morricone decisamente sperimentale (memore della sua esperienza nel Gruppo Di Improvvisazione Nuova Consonanza?), con quell’aumentare del volume delle corde di violino pizzicate fino ad arrivare ad una cacofonia di dissonanze fautrici di una visione di forme organiche corrotte.
La molteplicità delle sfaccettature del compositore si evidenziano quando si tratta di dare climax a situazioni insostenibili per la mente umana, come nel caso di “SHAPE” o della sconfortante ed angosciante “SOLITUDE”. Una traccia del Morricone tipicamente da “agguato” (come certe sue composizioni del poliziesco italiano e non) sia ha in “Bestiality” dove il ritmo scandito incalza fino al culmine di tensione suggellato dalle contorsioni degli archi.
           
           
                                                                     Ennio Ann…Morricone

Tutta la soundtrack è un inedita (per l’epoca) rappresentazione della sci-fi: lontana dalla potenza trionfante di un Williams e dall’approccio favolistico di un Goldsmith, la bravura di Morricone sta nell’istillare una cruda descrizione dell’impianto visivo senza appoggiarsi a possibile suggestioni tipiche del cinema fantastico, andando oltre il didascalico e ampliando ulteriormente il quadro narrativo/suggestivo (un tipo di approccio strumentale simile ma più vicino al suo passato nell’ambito poliziesco/noir lo ripeterà in qualche frangente nella colonna sonora di FRANTIC).

Rimane quindi un caso tremendamente isolato in una certa discografia (quella morriconiana, come già detto), ma nella storia della colonna sonora di fantascienza tutta, dove una approccio più roboante e meno tedioso è preferito al realismo dipinto dalla composizione. Ma comunque qua e là ogni tanto si manifestano tributi sonori, come ad esempio nella citazione di quella nota di basso in DESCENT e nel brano iniziale del prequel.
Per quanto il film goda ora di uno status di cult-movie e sia uno dei massimi esempi di fantascienza moderna al pari di BLADE RUNNER , la soundtrack, al contrario, ancora oggi resta un raro oggetto da collezione e venerazione per pochi. Ovvio, i tempi di oggi sono tutti per la musica liquida, ma per quanto riguarda il campo dei fedeli ascoltatori della musica su supporto concreto, circolano pochissime copie della suddetta soundtrack, in quanto non ci sono ristampe da quasi 20 anni. Cinevox, Dagored! Viste le eccellenti versioni di altre pellicole carpenteriane (1997: Fuga da New York) su supporto discografico, che ne dite di bissare?
                                                                           

                                                   Alan Howarth e John Carpenter


Il problema sorge dal fatto che Carpenter figura come autore di un pugno di pezzi. Viste le beghe di diritti e royalties che capitano in questi frangenti, una stampa di una definitve edition degna di tal nome andrebbe a comprendere sia il nome del regista che quello di Morricone. Non ci sono dubbi che una ristampa discografica degna di un simile capolavoro sia ancora lontana eoni...