Fa impressione parlare della soundtrack di un film che è
arcinoto per un qualsiasi appassionato di cinema e di sci-fi. Un film che, tra
le altre cose, è lo zenit per quanto riguarda una certa cinematografia (di
fantascienza) e una certa tecnica (quella degli SFX, qui portati avanti da un
incredibile lavoro di lattice ed effetti animatronici di Rob Bottin). Lascia
attoniti dunque sapere che tale colonna
sonora è opera di un inedito Ennio Morricone, qui in una sua rara, ma non unica,
incursione nel campo della fantascienza, quasi a sostituzione dello stesso
Carpenter che, per questa volta, funge solo da collaboratore e lascia il suo
tocco solo in tre brani, tra cui l’intro. Per valore nel campo del genere, il
film è secondo solo a SHINING per potenza innovativa nel rappresentare
l’orrore, o semplicemente, la paura in agguato. Ogni fotogramma rischia di
farci sprofondare in un orrore degli abissi dello spazio sì, ma in una cornice
inedita quale è quella dell’Antartico. In questo senso, la prova di Morricone è
stata svolta in maniera parallela e complementare alla visione cinematografica,
donando un ulteriore aspetto inquietante all’atmosfera del film già di per sé spaventosa e i climax strumentali creati assurgono al
ruolo di ideale commento sonoro di immagini altamente disturbanti. Con quella
che col tempo è diventato il main theme dell'opera, ossia "Humanity Pt.2",
col suo mantra sostenuto da una sola nota di basso, su cui Morricone ricava un
crescendo sostenuto via via dall’aggiunta degli elementi orchestrali (con
innesti di synth, cosa rara per il Maestro), fino alle battute finali, dove il
tutto è sovrastato da un magniloquente organo che conduce il brano fino al
termine. Altri momenti sono decisamente contorti e descrittivi di un qualcosa
dalla forma oscena che sta mutando: è il caso di "Contamination", traccia che
mostra un Morricone decisamente sperimentale (memore della sua esperienza nel
Gruppo Di Improvvisazione Nuova Consonanza?), con quell’aumentare del volume
delle corde di violino pizzicate fino ad arrivare ad una cacofonia di
dissonanze fautrici di una visione di forme organiche corrotte.
La molteplicità delle sfaccettature del compositore si
evidenziano quando si tratta di dare climax a situazioni insostenibili per la
mente umana, come nel caso di “SHAPE” o della sconfortante ed angosciante “SOLITUDE”.
Una traccia del Morricone tipicamente da “agguato” (come certe sue composizioni
del poliziesco italiano e non) sia ha in “Bestiality” dove il ritmo scandito
incalza fino al culmine di tensione suggellato dalle contorsioni degli archi.
Ennio Ann…Morricone
Tutta la soundtrack è un inedita (per l’epoca) rappresentazione
della sci-fi: lontana dalla potenza trionfante di un Williams e dall’approccio
favolistico di un Goldsmith, la bravura di Morricone sta nell’istillare una
cruda descrizione dell’impianto visivo senza appoggiarsi a possibile
suggestioni tipiche del cinema fantastico, andando oltre il didascalico e
ampliando ulteriormente il quadro narrativo/suggestivo (un tipo di approccio
strumentale simile ma più vicino al suo passato nell’ambito poliziesco/noir lo
ripeterà in qualche frangente nella colonna sonora di FRANTIC).
Rimane quindi un caso tremendamente isolato in una certa
discografia (quella morriconiana, come già detto), ma nella storia della
colonna sonora di fantascienza tutta, dove una approccio più roboante e meno
tedioso è preferito al realismo dipinto dalla composizione. Ma comunque qua e
là ogni tanto si manifestano tributi sonori, come ad esempio nella citazione di
quella nota di basso in DESCENT e nel brano iniziale del prequel.
Per quanto il film goda ora di uno status di cult-movie e sia
uno dei massimi esempi di fantascienza moderna al pari di BLADE RUNNER , la
soundtrack, al contrario, ancora oggi resta un raro oggetto da collezione e
venerazione per pochi. Ovvio, i tempi di oggi sono tutti per la musica liquida,
ma per quanto riguarda il campo dei fedeli ascoltatori della musica su supporto
concreto, circolano pochissime copie della suddetta soundtrack, in quanto non
ci sono ristampe da quasi 20 anni. Cinevox, Dagored! Viste le eccellenti
versioni di altre pellicole carpenteriane (1997: Fuga da New York) su supporto
discografico, che ne dite di bissare?
Alan Howarth e John Carpenter
Il problema sorge dal fatto che Carpenter figura come autore
di un pugno di pezzi. Viste le beghe di diritti e royalties che capitano in
questi frangenti, una stampa di una definitve
edition degna di tal nome andrebbe a comprendere sia il nome del regista
che quello di Morricone. Non ci sono dubbi che una ristampa discografica degna
di un simile capolavoro sia ancora lontana eoni...





